home I the project I text I sponsors I artists I top 30 I credits I contact I join contest I login I media 


titolo  news

Proporre un iniziativa nuova porta dei rischi ma anche delle grandi soddisfazioni quando i risultati sono tangibili. In una città come Trieste, appendice estrema dell’Italia, stretta tra confini reali ed invisibili, incuneata nell’altipiano carsico ed affacciata sul Mare Adriatico, carente di vie di comunicazione eppure multietnica e multiculturale, in questa città, lo scorso anno, l’Associazione Culturale Acquamarina avvia un’iniziativa molto ambiziosa: un concorso internazionale sull’arte digitale visiva denominato “The brain project”. Un’edizione prova, senza grandi aspettative, con un tema che rispecchia la città: “Confini”. Non si sperava in una grande partecipazione tuttavia la risposta della “web art comunity” non è mancata, anzi, è stata davvero lusinghiera. Hanno partecipato 309 artisti da tutti i cinque continenti, per un totale di 42 Paesi, dei quali 24 europei, 8 americani (nord,centro e sud America), 7 asiatici, 2 africani ed 1 del continente australiano.
Giulio Montenero, critico d’arte triestino, che ha curato la prima edizione del concorso, vede nell’arte digitale visiva prodotta dall’elaboratore la dimostrazione nuovissima di una verità antica quanto l’uomo e scrive che: “Dai graffiti preistorici nelle caverne alla composizione elettronica non vi è progresso: l’opera d’arte, se è arte, nasce sempre perfetta, né superiore, né inferiore ad ogni altra opera d’arte, in ogni età, in qualsiasi tecnica, in tutti gli indirizzi” e riferendosi alle trenta opere esposte nella mostra del primo concorso fa notare che sono il primo saggio di una futura enciclopedia della storia dell’arte rivissuta tutta al presente, vicina tutta a ciascun fruitore, anche se proviene dagli antipodi. Il suo contributo continua con queste parole: “E’ un riuscito collaudo della possibilità di comunicare, di intendersi fra uomo e uomo, di scambiarsi il peso delle emozioni e il soffio degli impulsi ideali fra persone che non si conoscono, che non hanno nulla in comune, né la lingua, né la religione, né la cultura nazionale, né la concezione sociale. E’ il vero esperanto, immediatamente comprensibile a tutti. E’ lo strumento di una solidarietà umana universale”.
Forte del successo della prima edizione, l’Associazione Culturale Acquamarina, che ha come finalità la promozione e la divulgazione dell’arte, ha indetto “The brain project - 2007”.
Un’edizione per certi aspetti rinnovata perché, pur rimanendo inalterata la selezione dei trenta artisti ai quali, avendo ottenuto il miglior punteggio dalla giuria, viene dedicata la mostra del concorso ed il catalogo, questa volta sarà premiato il vincitore assoluto del concorso. Al vincitore verranno offerte, nell’edizione del concorso successiva alla sua partecipazione, una mostra personale, una monografia e l’invito ad essere membro della giuria.
Perciò, lo spazio, che l’anno scorso è stato dedicato al precursore e Maestro della Computer Art: Edward Zajec, che ci ha pregiati della sua presenza in giuria, in qualità di Presidente, e delle sue opere nell’ambito della mostra del concorso, quest’anno è dedicato al vincitore di “The brain project – 2006”: il fiorentino Riccardo Paci, ingegnere informatico e artista.
Riccardo Paci alcuni anni fa indirizza la propria ricerca artistica verso le tecnologie informatiche e sviluppa alcuni software per l’elaborazione delle immagini, mettendo a punto un software per creare “puzzle di fotografie digitali”. Grazie al continuo sviluppo del software e all’ampio archivio costruito ad hoc sui temi foglie, fiori, frutti realizza le opere del tema Occhi. Presenta al concorso “Occhi 9” e viene premiato dalla giuria con il massimo dei voti. E’ un’opera che rappresenta un occhio nelle sfumature del rosa, viola, lilla, azzurro e marrone se guardata ad una certa distanza ma avvicinandosi la visione d’insieme si sfalda in centinaia di pezzetti irregolari di immagini di fiori, frutti e arbusti e schegge di cielo. L’autore può aver voluto così rappresentare uno sguardo sulla natura quindi sulla vita, nelle sue porzioni di diversità, di individualità o sottolineare, con armonia, il caos che diventa unità e/o viceversa, ed ancora, dare una raffigurazione poetica all’occhio inteso come “finestra dell’anima” dove la frammentazione può simboleggiare i mille pensieri, desideri, sogni dell’umanità, oppure nell’intento di rappresentare l’importante funzione percettiva dell’occhio umano il quale, nonostante riceva centinaia di impulsi e sollecitazioni, riesce sempre a comporre una visuale d’insieme. Tuttavia Riccardo Paci, con quest’opera, ha centrato la tematica ed affascinato la giuria.
Ben diverso da “Confini”, ma non meno impegnativo, il tema proposto nella nuova edizione del concorso è stato: “Attrazione - Attraction”. Anche questo un tema di non facile interpretazione ma proprio per questo gli organizzatori del concorso hanno voluto invitare l’artista ad esprimersi più liberamente possibile offrendo un ventaglio di modalità di rappresentazioni sia concettuali, astratte che figurative.
L’ “attrazione” può essere intesa come forza, gravità o spinta ma anche come attrattiva, divertimento, fascino, impulso, richiamo, spettacolo anche come curiosità o conoscenza o come invito alla riflessione ed alla conseguente rappresentazione dell’”attrazione” che nasce nell’incontro con le diversità iniziando da quelle geografiche a quelle culturali, di razza, di credo, di nazionalità, di sesso.
La risposta degli artisti è stata quasi simultanea alla pubblicazione del nuovo bando sul sito www.thebrainproject.eu. Pochi giorni dopo erano già arrivate alcune iscrizioni che, con il passar del tempo e l’avvicinarsi del termine della scadenza del concorso, avevano superato il già soddisfacente risultato dello scorso anno. Quindi, al concorso “The brain project 2007” si sono iscritti 410 artisti (di cui 8 fuori concorso) da 55 Paesi diversi di cui 27 europei, 11 asiatici, 9 americani (nord, centro e sud America), 6 africani e 2 del continente australiano.
Un risultato che ha superato ogni aspettativa non soltanto per numero di iscritti ma anche per la buona qualità artistica dei lavori. Risultato certamente ottenuto grazie al lavoro di divulgazione dell’iniziativa da parte di Paolo Trento, responsabile e coordinatore del sito internet del concorso e di Maurizio Bekar, che ha curato l’ufficio stampa.
La giuria composta da Riccardo Baldassarri, ideatore del concorso e fotografo, Annamaria Castellan, presidente dell’Associazione Acquamarina e coordinatrice del concorso, Emanuela DeMarchi, regista e presidente di Mis Mas Eventi, Spettacolo e Formazione, Antonio Giusa, curatore di Spilimbergo fotografia, Riccardo Paci, vincitore di “The brain project 2006”, artista e ingegnere informatico, Tatjana Rojc, critico letterario e Alessandro Rosada, gallerista e poeta, non ha avuto un compito facile nell’analizzare e votare le 402 opere arrivate. Ciascun giurato ha svolto singolarmente le operazioni di voto tramite il sito internet senza aver contatti con gli altri giurati, senza conoscere i nominativi e la provenienza dei concorrenti, questo per garantire la massima imparzialità nel voto. Mentre il calcolo dei voti assegnati è stato affidato al computer, per mezzo di un software creato appositamente.
Le trenta opere selezionate dalla giuria rappresentano invero ma in modo esaustivo i lavori presentati al concorso e, se nel catalogo vengono pubblicate in ordine alfabetico rispetto al nome dell’autore, per la mostra è stato studiato un percorso espositivo. Si è quindi scelto di iniziare proprio con i lavori che coinvolgono il genere umano. Rob Hassan di Round Lake Beach negli Stati Uniti con “attraction forever” propone un luogo ideale, surreale di terre tondeggianti collegate da ponti con una coppia che, tenendosi per mano, si staglia nella luce dell’orizzonte, anche Pedro Nunes di Porto nel Portogallo si è ispirato con una rappresentazione futurista ad una coppia. Giovanni Auriemma di Viterbo, già selezionato tra i primi trenta nel concorso dello scorso anno, ha portato “L’attrazione nel doppio” un’immagine speculare di una figura femminile sognante sospesa tra cielo e terra di vago richiamo magrittiano, Allegra Lucarelli di Milano invece ha presentato una fotografia in bianco e nero di un abbraccio tra un uomo ed una donna anche Adela Babanova di Praga nella Repubblica Ceca ha proposto la fotografia a colori di un abbraccio ma tra madre e figlia ispirandosi ad un famoso dipinto del 18° secolo di Jeanne-Lucie-Louise “Mme Vigee Lebrun and her daughter”, al contrario, Rita Soccio di Recanati ha interpretato l’attrazione richiamandosi alla pop art con uno spiccato senso dell’umorismo utilizzando le effigi di due personaggi di due note marche commerciali: Lindo e Stella. L’attrazione per Roberto D’Orco (+orco) di Bisceglie è rappresentata da una coppia di amanti che comunicano per mezzo del web e della web cam, una tematica attualissima e centrata. Daniela D’Andrea di Messina con l’immagine “Silenzio” è la vincitrice di “The brain project – 2007”. Semplice è il taglio del ritratto di una donna mediorientale con uno sguardo attonito e magnetico dove nelle pupille è raffigurata la sofferenza, la violenza. Un immagine forte, cruda e di denuncia che ben rappresenta il periodo storico in cui stiamo vivendo. Emeka Ogboh di Lagos in Nigeria ha presentato, invece, “Curiosity” una particolare inquadratura di bambini nigeriani. Ancora un’immagine centrata sullo sguardo inteso come attrazione che raffigura una donna ritratta in una spiaggia è stata inviata da Michal Podobycko di Lodz in Polonia. Il ricco ed affascinante lavoro di Kazuhiko Nakamura di Kawasaki-City, Kanagawa in Giappone, interpreta la novella “La metamorfosi” di Kafka, con esplicita denotazione arcimboldesca, dove il volto di un uomo è interamente formato da insetti e scarafaggi. Natalia Saurin di Milano presenta, con un lavoro fotografico realizzato in una cucina, un aspetto di attrazione ossessiva tra un oggetto ed una persona (fobici e volto donna). L’attrazione per il viaggio è raffigurata da Benedetto Riba di Campiglione Fenile come Vladimir Moldavsky di Odessa in Ucraina sebbene Benedetto preferisce una tecnica figurativa, Vladimir opta per una rappresentazione simbolica e surreale. La raffigurazione di una scena violenta vista dall’alto di Trevor Pack di Rovereto in Italia fa riflettere sull’attrazione che l’uomo può avere nei confronti della morte. E’ di ben altro tenore il quadro di Moran Barakdi Tel-Aviv in Israele che propone l’attrazione per una particolare atmosfera in una serata sulla spiaggia al calore di un falò con l’accompagnamento del suono di una chitarra. Interessante è l’interpretazione di Sara Fittipaldi di Padova che raffigura l’attrazione verso l’arte ambientando l’opera in una galleria dove un uomo fa l’azione di entrare in un quadro. L’attrazione della luna è rappresentata da Elisabetta Gon di Mariano del Friuli con un’opera astratta come astratto è il lavoro di Rubens LP di San Paolo del Brasile che con gesto raffinato e grafico rappresenta l’attrazione tra due leoni. Concettualmente sfruttata ma ben rappresentata è l’immagine presentata da Simonetta Busetto di Spinea nella quale è raffigurata con una metafora l’attrazione degli spermatozoi per l’ovulo. Non meno efficace è l’attrazione che Daniel Munteanu di Deva in Romania ha per la luce, la rifrazione e le trasparenze, quindi, per questo concorso, ha creato un’immagine da fiaba. Anche Miriam Chermaz di Trieste è rimasta affascinata dalle trasparenze di un’ape appoggiata su di una margherita, immagine proposta in bicromia. Edward Hill di Londra in Gran Bretagna ha realizzato un’iride composta dal lato destro e sinistro dai palazzi che danno sul Canale di Sant’Antonio di Trieste, questi palazzi si riflettono nella pupilla dove al centro, in profondità, si può immaginare di scorgere la vastità dello spazio. Una rielaborazione grafica della città di Buenos Aires ed una rappresentazione fantastica di un labirinto metropolitano, ambedue ispirate a costruzioni umane dove gli uomini percorrono in solitudine le loro strade, sono i lavori inviati da Stefano Cento di Torino e di Sergey Skachkov di Novosibirsk in Russia. Un’altra immagine relativa alla desolazione urbana è quella di Michele Petrelli di Taranto che propone una rappresentazione surreale di carrelli della spesa che vengono attratti da un vassoio di monete. L’aspetto della forza dell’attrazione magnetica viene rappresentata da Emilio Zangiacomi Pompanin di Cortina il quale presenta un immagine d’architettura precaria eppure solida in conflitto con la legge gravitazionale dal titolo “Gli architetti dell’impossibile” invece Paolo Gaetano De Maio di Pasian di Prato ispirandosi al lavoro di Escher si cimenta nella rappresentazione del concetto matematico dell’infinito sviluppandolo attraverso la prospettiva e la specularità. Un pianeta peculiare composto da due anelli uno orizzontale ed uno verticale è l’interpretazione dell’attrazione di Pierpaolo (Plinio) di Marsano di Sant’Angelo in Lizzola. Conclude il percorso espositivo della mostra “The brain project – 2007” dedicata all’Attrazione/Attraction il lavoro di David Ramponi di Ancona con la rappresentazione di un’onda magnetica, una perenne tensione tra la forza dell’attrazione e quella della repulsione.
Il rincrescimento degli organizzatori è quello di non poter dare uguale rilevanza a molti degli ottimi lavori non selezionati che tuttavia saranno pubblicati nella galleria virtuale del sito internet.
Va, invece, a Daniela D’Andrea, vincitrice assoluta di questa edizione del concorso, i complimenti più vivi per aver interpretato e comunicato con efficacia e particolare sensibilità il dramma che affligge la nostra società: la carenza di comunicazione e l’aumento della violenza tra il genere umano e nello specifico verso il genere femminile, dove e non solo, in certe zone del mondo perdurano tradizioni di violenza carnale e psichica. L’opera della D’Andrea è un’icona di denuncia che porta l’effige una donna testimone inerme del dolore e della solitudine senza speranza con il velo e negli occhi la sofferenza. In questo lavoro l’attrazione è rappresentata dall’immagine in sé, in quegli occhi magnetici che attirano lo sguardo dove si scorge un messaggio forte che inevitabilmente induce alla riflessione.
In questo frangente, credo, sia importante far notare come sia lo scorso anno, sia quest’anno hanno vinto due immagini che raffigurano l’occhio umano, lavori tra l’altro votati da due giurie diverse.
L’obiettivo di “The brain project” è quello di dare all’arte digitale visiva una connotazione nell’ambito delle altre espressioni artistiche e vedere la direzione che prende perciò è importante sottolineare che quasi tutte le opere prevenute sono state realizzate attraverso contaminazioni tra l’arte digitale con le altre arti quindi si riconferma il fatto che gli artisti, oggi, intendono l’arte digitale quale tecnica ulteriore o nuovo mezzo artistico al fine della creazione e/o realizzazione delle opere, rare sono le immagini che sono state concepite e realizzate esclusivamente dal computer. Ciò significa che siamo ancora lontani dallo sfruttamento della miniera di possibilità costruttive ed espressive dell’arte digitale visiva ma bisogna ricordare che siamo appena alle prime luci dell’alba nell’epoca computerizzata e non mancano le sorprese.
In questa fase conclusiva di “The brain project – 2007” è doveroso ricordare e ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita dell’iniziativa dagli Enti ed Amministrazioni quali la Direzione Regionale della Cultura, Istruzione, Sport e Pace della Regione Friuli Venezia Giulia, il Ministero per i Beni ed attività Culturali, Biblioteca Statale di Trieste il Credito Cooperativo del Carso , e Foto Mauro; alle persone, quindi: per la Direzione Regionale della Cultura, l’Assessore Dott. Roberto Antonaz, Mara Luchetto, Erica Slatich e Annamaria Richter; per il Credito Cooperativo del Carso, il Dott. Adriano Kovacic e Sabina Citter; per la Biblioteca Statale il Dott. Marco Menato e la Dott.ssa Maria Angela Fantini; tutti i componenti della Giuria che si sono dedicati con grande professionalità e disponibilità: Riccardo Baldassarri, Dott.ssa Emanuela DeMarchi, Dott. Antonio Giusa, Ing. Riccardo Paci, Prof.ssa Tatjana Rojc e Alessandro Rosada; poi Paolo Trento, Maurizio Bekar, Dott. Giulio Montenero, Silvia Agostini, tutti i partecipanti al Concorso ed a molti altri che magari in questo momento i loro nomi sfuggono ma sono stati egualmente importanti.
Infine, desidero concludere con una citazione sull’arte prendendo spunto dall’opera di Kazuhiko Nakamura che si è ispirato a “La metamorfosi” di Franz Kafka, lo stesso autore in “Preparativi di nozze in campagna” scriveva: “L’arte vola attorno alla verità, ma con una volontà ben precisa di non bruciarsi. Il suo talento consiste nel trovare nel vuoto oscuro un luogo in cui (…) si possano potentemente intercettare i raggi luminosi”.

Annamaria Castellan
Presidente Associazione Culturale Acquamarina

__________________________________________________________________________________________________

Considerazioni sull’arte digitale

E' difficile definire davvero che cosa sia la " Computer Art". Almeno per me. Credo che, attualmente, non ci sia una sola definizione esatta ed oggettiva. Esistono varie interpretazioni date ai lavori fatti con il computer che vengono spesso integrati sotto le generica e ,a volte, anonima denominazione di "Arte Digitale". A mio parere, la Digital Art è una rappresentazione grafica d'immagini fatte o coordinate con il computer con lo scopo di esprimere "dimensioni artistiche".

Purtroppo, l'artista digitale è stato considerato da alcuni come un artista di serie b o peggio che non sia un "vero artista" ma piuttosto un "grafico" a causa del fatto che questa nuova forma d'arte viene fatta facilmente con l'uso dei potenti mezzi grafici del computer. A volte, l'arte digitale viene posta sul piano di aride elaborazione grafiche o semplici fotomontaggi, usando l'ultimo plugin o applicazione. La composizione tecnica è certe volte semplice nella manipolazione delle immagini ma la creatività e la fantasia che c'è dietro è unica, e può essere legata anche a un ampio contesto culturale.

L'artista digitale è un originale artigiano del virtuale: come, per esempio, un falegname costruisce, misura, modella, assembla ,rimonta e restaura fino a quando ha compiuto il lavoro desiderato, così avviene nell'arte digitale dove l'artista invece di usare il martello, i chiodi ,la sega o la vernice si serve di foto o di varie elaborazioni grafiche grazie agli effetti degli editor o disegnando con programmi informatici.

Non sono quadri. Elaborati grafici? Non sono elaborati grafici. Sono qualcosa che si ottiene coi nuovi mezzi della modernità, sorprendente come nel XVI secolo sarà stata l'acquaforte. O come la fotografia più tardi. Dissero che la fotografia era la condanna a morte della pittura. Tutt'altro, relegando la fotografia ad un aspetto di documentazione del reale, la pittura ha avuto lo slancio necessario per rappresentare l'impossibile.

L'essenza vitale della realtà, che viene colta mediante l'intuizione, trova la sua diretta espressione nelle creazioni artistiche digitali dove è possibile proiettare la vita della nostra coscienza per mezzo dei potenti mezzi dell'informatica applicata all'immagine. Se mi limito a scattare delle foto finisco solo per dare una descrizione oggettiva di quell'ambiente ma se sottopongo quelle foto a degli opportuni effetti grafici dettati dalle mie sensazioni in quel luogo allora riesco a esprimere
la mia interiorità perché quelle immagini trattate avranno ombre , colori e distorsioni particolari che ho intuito per esprimere il mio stato d'animo.

L'artista digitale deve servirsi della sua creatività per esprimere propria quella volontà di potenza di cui parla Deleuze riferendosi al pensiero di Nietzsche che non consiste assolutamente in una cieca e assurda volontà di oppressione ma ,al contrario, si tratta di una passionale volontà di ribellione e di critica al potere costituito per riscattare le nostre profonde aspirazioni. Con i nuovi mezzi digitali, noi abbiamo finalmente la possibilità interattiva e cognitiva di reagire alla massificazione mediatica fino a esprimere e liberare noi stessi anche attraverso uno stile "dionisiaco".

L'opera digitale non deve seguire la effimera logica pubblicitaria, fondata nella falsificazione e nella duplicazione distruttiva del reale sotto forma di iper-realtà ma, al contrario, l'artista digitale deve fare in modo che la sua creazione non sia falsità ma espressione vitale in cui l'immaginazione trova la sua compenetrazione critica con il reale dietro la spinta della "volontà di potenza". E' in questo modo che l'artista digitale lavora a favore di una diversificazione dell'immagine in opposizione all'anonima desertificazione mediatica.

Il progetto Brain è solo un'altra goccia nel mare dell’informazione, ma dimostra che il processo di desertificazione mediatica e culturale può essere reversibile, a vantaggio degli artisti e soprattutto di chi ne fruisce le opere.

Riccardo “Tetrarca” Baldassarri
Ideatore di “The brain project”

__________________________________________________________________________________________________

Sappiamo bene che siamo gente deterritorializzata.
Gente che ha condiviso uno spazio di dialogo virtuale e virtuoso, sul web, e attraverso un concorso fotografico.
Un concorso che ha chiesto di osservare la realtà sotto la lente d’ingrandimento dell’attrazione. L’attrazione è energia vitale, è moto verso un altro, verso un progetto, verso qualcosa che desideriamo, forse ancora prima di averne reale contezza.

Scrive Hans Georg Gadamer che “la scambievole comprensione la si può conseguire in virtù di una «fusione d'orizzonti»”.
Si tratta di orizzonti cognitivi, che vengono tracciati e allargati assommando singole esperienze di vita. Con il progetto al quale abbiamo partecipato abbiamo intrecciato riflessioni, pensieri, immagini. Insomma abbiamo intrecciato esperienze, visioni che portano con sé una differente pratica di vita. Una differente visione dell’attrazione.

Questa «fusione d'orizzonti», richiesta da una autentica comprensione scambievole, può davvero saldarsi in prospettiva, in una esperienza veramente condivisa. E non si può certo pensare di condividere un'esperienza, senza condividere uno spazio.

Ecco che lo spazio sul web messo a disposizione dall’Associazione Acquamarina, spazio condiviso da partecipanti, organizzatori e giurati segna la condivisione di una esperienza, anche se non conosciamo l’uno il volto dell’altro.
E’ uno spazio che sembra offrire la possibilità di superare frontiere geografiche e culturali, sembra far sperimentare un dialogo, un’utopia.

Il tema Attrazioni ha appasionato molti, da diversi paesi. Ed ha appasionato anche chi ha dovuto dare un giudizio alle singole immagini. Se dovessi pensare ad un’immagine, a mia volta, che esprima le sensazioni vissute nel guardare le immagini, parlerei dei partecipanti al concorso come gente nomade inquieta.

Gente nomade che viene da mondi diversi e che ha viaggiato nel proprio immaginario, nelle proprie sensazioni per dare una forma digitale all’attrazione. Una forma che sembra avere i tratti forti dell’ambivalenza: sempre a metà, dunque, tra bene e male, tra sogno e incubo, tra luce e tenebra, tra innocenza e peccato.

Gente nomade che ha compiuto un breve viaggio nel proprio immaginario personale, strettamente individuale. Un viaggio all’insegna delle proprie emozioni nello scoprire cosa desideriamo, cosa siamo. Un viaggio che sembra accomunare tutti secondo la dimensione del sé. Ecco la cifra che mi pare si riesca a cogliere nelle fotografie giunte via web: una attrazione irrestibile verso la scoperta e verso la definizione della nostra individualità. E forse è l’altrove che ci manca.

Da un punto di vista spirituale il viaggio è una spinta temuta o inconfessata verso un altrove che ci manca.
Altrove può essere qualsiasi: altrove può essere una persona particolare, altrove può essere un luogo, può essere un bisogno o un desiderio specifico.
Ogni viaggio è una tensione verso un altrove. Il viaggio chiede un oltre, e non è solo un andare in giro ma comporta un cambiamento di contrade e una trasformazione, una trasfigurazione interiore.
Viaggiare non è raggiungere una meta, ma esporsi all’insolito.
L’insolito è là dove è possibile scoprire solo per una notte o per un giorno, come il cielo si stende su quella terra, come la notte dispiega nel cielo costellazioni ignote, come la religione aduna le speranze, come la tradizione fa popolo, la solitudine fa deserto, il fiume fa ansa, la terra fa solco, in quella rapida sequenza con cui si succedono le esperienze del mondo che sfuggono a qualsiaisi tentativo che cerchi di fissarle e di disporrle in sucessione ordinata, perché al di là e al di qua di ogni progetto orientato , il nomade sa che la tonalità è sfuggente, che il non senso contamina il senso, che il possibile eccede sul reale e che ogni progetto che tenta la comprensione totale è follia.

Ecco il viaggio, il viaggio dentro il senso dell’attrazione, della sua difficile comprensione e concretezza. Un viaggio difficile da compiere, ma che è valso la pena per i molti partecipanti al concorso, di essere stato fatto.

Emanuela DeMarchi
Componente della giuria “The brain project – 2007”

__________________________________________________________________________________________________

Il bilancio finale del concorso internazionale “The Brain Project - 2007” è stato più che positivo, infatti oltre alla copiosità dei partecipanti, più di 400, vi è stato un numero veramente importante di validissime opere. Queste sono state realizzate nei più svariati modi: partendo da fotografie, disegni o tele digitalizzate ed elaborate, partendo dallo “schermo bianco” per poi tracciare linee e campiture con programmi di grafica vettoriale e fotoritocco spesso combinati a tavolette grafiche, infine partendo dalla costruzione di complessi modelli tridimensionali poi renderizzati ed elaborati. Il risultato è quanto mai sorprendente: moltissime opere hanno una fattura eccezionale che sviluppa l’idea di partenza, spesso nuova e originale, in maniera ineccepibile. In questo contesto anche l’interessante lavoro da giurato è stato quanto mai complesso: come in una spiaggia di sassi grigi non è difficile scegliere gli unici due o tre colorati, così in una spiaggia di sassi variopinti è assai arduo sbilanciarsi limitando la scelta a poche unità. Tutto questo per ribadire che le opere meritorie di essere segnalate per aver saputo risolvere eccellentemente la difficile alchimia di combinare l’idea innovativa, sempre fortemente inerente al tema “Attrazione - Attraction”, con l’eccellente solidità della realizzazione tecnica per generare nell’osservatore quella sensazione unica di interazione totale con l’opera, sono ben più delle trenta vincitrici: sicuramente anche volendo indicare le prime sessanta, resterebbero escluse opere di grande spessore.

Riccardo Paci
Componente della giura di “The brain project – 2007”
vincitore edizione borders 2006

__________________________________________________________________________________________________

L'ARTE TRA VERITA' E MENZOGNA

Scrisse Srecko Kosovel, poeta e pensatore sloveno, una delle più straordinarie voci nell'Europa degli anni Venti: PESEM MORA BITI KOMPLEKS. La poesia va intesa come totalità. La poesia per dire arte. Ma può l'arte definirsi verità? Per l'artista la risposta non può essere altra, se non affermativa. Ma per il critico?
L'elaborazione dell'artista rispecchia indubbiamente una sua ricerca della verità. Che è, però, un trasferimento che egli fa, nella sua opera, di una verità rielaborata. A questo proposito andrebbe fatta, per esempio, una riflessione sul racconto dei sopravissuti dei lager: quanto rielaborata risulta essere la memoria della tragedia vissuta è evidente nel ciclo Non saremo gli ultimi di Zoran Mušic, ciclo attraverso il quale egli ci rende partecipi dei propri fantasmi, delle proprie esperienze, impresse in maniera indelebile nella sua memoria, che riemergono, però, appena negli anni Settanta, evidentemente rielaborate dalla sua sensibilità artistica e dalla stratificazione delle esperienze successive. Per un sopravissuto, probabilmente, queste opere non possono combaciare con il suo ricordo individuale. Per noi, invece, cui è stata risparmiata una esperienza così tragicamente segnante, diventano una specie di vissuto collettivo, di memoria collettiva. Di verità. Di verità artisticamente mediata, naturalmente.
L'arte, dunque, altro non è, se non menzogna? E il critico deve porsi difronte a questa menzogna, considerandola come verità?
L'opera d'arte è un confluire di elementi, di sistemi che a loro volta formano un sistema a se stante. Ma può esserci opera d'arte senza un concetto di fondo? Possiamo definire opera d'arte un insieme di colori, un susseguirsi di parole, in cui non vi è, per noi che osserviamo dall'esterno, un senso? Ed è necessario rincorrere un senso quando parliamo di qualcosa di così inafferrabile?
L'arte è, sicuramente, una ricerca. Fa parte del suo processo ontico: la tragedia greca ha già detto tutto, eppure la letteratura, proprio perché continua a scavare, continua a produrre cose straordinarie. I segni che confluiscono nell'arte, sono soltanto segni. E' il concetto che muove il loro confluire in qualcosa di unico, a definirne, dunque, la valenza. Non conta, in tal senso, il carattere del segno, il colore, la modalità, lo stile. Tutto ciò, e molto ancora, rappresenta una sovrastruttura alla singolarità espressiva. Si pensi, ad esempio, alla poesia dal verso destrutturato: è ancora poesia se messa a confronto con Dante, con Leopardi, con Goethe? Chi si è cimentato con la traduzione (che rappresenta poi la mediazione di qualcosa di non-proprio, e richiede, da parte del traduttore, di fatto una rinuncia a se stesso, alla propria espressione individuale, nella ricerca della centralità di ciò che si accinge a mediare) sa molto bene quanto sia difficile rendere il ritmo di un testo. Perché il ritmo è qualcosa di estremamente ancestrale, di unico, che corrisponde al battito cardiaco di ciascuno di noi, per definizione unico e irripetibile, sottoposto a emozioni, rabbie, dolori e gioie estremamente individualizzanti. Il superamento di questo ostacolo- della mera individualità fine a se stessa, la cui espressioni non necessariamente sfocia in opera d'arte- è possibile soltanto se vi è, alla base dell'opera d'arte, un progetto, una concettualità vera e non un semplice susseguirsi di parole. O, nelle arti figurative, di tratti, di colori.
Tutto può essere arte, dunque: lo ha dimostrato il pittore Avgust Cernigoj, maestro triestino, che ha saputo trasmettere il KOMPLEKS di cui parla Kosovel (non a caso, essendo stati i due anche grandi amici) anche ai propri allievi. Tra questi, anche a Edward Zajec. Il quale, pioniere nell'ambito delle nuove espressioni artistiche, ha posto in essere un KOMPLEKS a se stante. Riconducibile alla sua ricerca personale.
L'arte è dunque soltanto menzogna? Forse. L'arte è anche verità? Forse. L'arte è ricerca? Si, l'arte è sicuramente ricerca. E' concetto. E come tale, per se stessa, estremamente illimitata e illimitante. Libertà. PESEM MORA BITI KOMPLEKS.

Tatjana Rojc
Componente della giuria “The brain project – 2007”

__________________________________________________________________________________________________

Arte digitale???
Non tutti gli artisti invitati hanno gradito partecipare alla seconda edizione del concorso "The Brain Project":
«Grazie per l’opportunità offertami di partecipare al concorso, ma non mi occupo di arte digitale in nessuna delle sue forme. Utilizzo mezzi tradizionali, per lo più pittura ad oli. In realtà, nonostante l’arte digitale possa essere relativamente interessante, la disprezzo profondamente e preferisco l’intimità di una mano umida che applica il colore sulla tela. In definitiva, odio i computer e la digitalizzazione, in quanto li percepisco come simboli di creatività umana e di abilità manipolatrici che si gettano dalla finestra.»
Questa romantica risposta fa riflettere sul significato di questa forma dell'espressività umana. "Digitale" è una di quelle parole che per non si sa quale strana xenofilia si ha da noi l'abitudine di prendere ed adattare, quando esistono termini altrettanto comodi o ben più efficaci nella nostra lingua. Un tempo specie vegetale medicamentosa con rischiosi effetti venefici, usata ed abusata come aggettivo o sostantivo, ora "digitale" indica invece quell'informazione di qualsivoglia genere che venga trattata dal calcolatore. Ma l'uso frequente delle parole ne fa spesso dimenticare il significato originale, appiattendone lo spessore semantico. Apprendere che la parola "digitale" derivi dall'inglese "digit", ovvero "dito" o "cifra", poiché spesso con le dita si conta, è cosa che talvolta desta meraviglia. Ma ancora più stupore si ottiene in genere sottolineando che per questo motivo l'aggettivo "digitale" è del tutto equivalente, è sinonimo, è uguale, è la stessa cosa di... "numerico"! Ebbene sì. La nostra arte digitale non è altro che arte numerica. Infatti l'immagine digitale in ultima analisi è una matrice rettangolare suddivisa in piccoli elementi quadrati detti "pixel", ciascuno dei quali è suddiviso in tre fosfori, uno rosso, uno verde, uno blu, ciascuno dei quali a sua volta s'accende in una gradazione di luminosità ben definita da un preciso valore numerico. In definitiva chi tratta immagini digitali elabora lunghissime sequenze di numeri.
Ma è davvero tanto arido questo campo pitagorico? Dobbiamo arrenderci al più triste riduzionismo? Si prenda ad esempio l' immagine seguente, un quadrato di 100x100 pixel:


La sua rappresentazione numerica può essere una relativamente breve sequenza di qualche decina di cifre. Ma guardando con attenzione ad una certa distanza dalla pagina si noterà che il riquadro interno sembra sporgere dal foglio. È un effetto banale, molto usato nella grafica computerizzata, specialmente delle interfacce utente, per ottenere a video il rilievo dei pulsanti. Quindi, in questa seppur breve sequenza di numeri, in qualche modo risiede il concetto di spaziale di "convessità". Provi il lettore a capovolgere il libro e ad osservare nuovamente il quadrato. Ora il riquadro interno sembra incavarsi. Ebbene, questo è un davvero bel mistero. La sequenza di numeri è rimasta la stessa ma ora sembra indicare il concetto di "concavità". Sembra proprio che il totale non corrisponda alla somma delle sue parti.
O forse i concetti non risiedono nell'immagine, come forse l'arte non risiede nel mezzo espressivo. Per fortuna.

Paolo Trento
Responsabile e coordinatore del sito internet del concorso

__________________________________________________________________________________________________